ADRIANA ZENI FORMAGGIO

Il MAC, Museo di Arte Contemporanea Dino Formaggio, è sorto a Teolo nel 1993 grazie alla volontà di Dino Formaggio e dell’Amministrazione Comunale di Teolo, raccogliendo opere donate da artisti incontrati durante il suo lungo percorso di critico, a fianco di quello di Professore di Estetica e di Filosofia Teoretica, artisti spesso divenuti carissimi amici. Nel frattempo la collezione si è arricchita di opere donate in suo ricordo ed il Museo, ormai avviato al trentesimo anno, viene aperto al pubblico annualmente con un nuovo allestimento di opere del fondo museale – così numeroso da non poter venire esposto al completo – e ospita mostre di artisti, scultori, pittori e incisori di livello nazionale e internazionale. Dopo il periodo di stasi legato alla pandemia, nel settembre 2021 con una pregevole mostra degli ultimi dipinti di Vinicio Boscaini (in quella occasione mi confessava: “Dino Formaggio è stato per me come un padre”), il Museo ha riaperto i battenti e accoglierà dal 30 ottobre al 5 dicembre l’esposizione di quadri di Alberto Fiorenzato prodotti negli ultimi anni. Sono tempere stese con colori acrilici su tavole unicamente di forma quadrata, trattate con lo stucco dopo essere state lisciate, in alcuni casi cosparse da terre che conferiscono loro un leggero rilievo materico; ma questo non impedisce di intravedere la base pittorica. Istintivamente lo sguardo è portato ad indagare la dialettica tra la superficie e il fondo e viceversa, per cogliere la stratificazione dell’insieme ed il suo potenziale significato. Questa impostazione molto ci suggerisce sulla personalità di Alberto Fiorenzato: spesso in lui troviamo la proiezione di questa molteplicità di piani, come ad esempio in un’opera di grandi dimensioni – 1 metro per 1 metro – interamente giocata sulle variazioni del rosso. Sullo sfondo di una specie di vetrata rosso cupo fratturata in più parti ma ben incardinata sui lati si disegna una marezzatura di ocra, senape, bianchi. Sul retro si legge la scritta a mano dell’artista: “bisogna ancora avere un caos dentro per vedere… oltre”. Una istanza psicologica spinge Alberto Fiorenzato alla ricerca di comprensione di ciò che opera dentro gli animi umani, in primis il proprio, dove vissuti sedimentati da chissà quando e chissà come agiscono ed emergono in superficie, sciogliendo le sicurezze raggiunte. Urge il bisogno di chiarire a se stessi domande esistenziali. Interrogare e interrogarsi. Un tema, costante in tutto il percorso del pittore, fin dagli inizi è quello dell’albero. Lo potremmo musicalmente definire un “tema con variazioni”. Conosciamo la forte valenza simbolica dell’albero: simbolo di vita, di amicizia, di speranza. Esso, ben piantato sulle radici, cresce nelle latitudini più diverse, adatta le foglie ai climi estremi, spoglia e rinnova il manto fogliare in chiome dalle forme più diverse. Ecco che in un suo quadro svetta una pianta – personaggio sola e lontana su di un poggio. In un altro quadro un fitto gruppo di alberi dal lungo tronco sottile intreccia le chiome leggere e come tremolanti in un unico abbraccio. In un’altra opera infine è la forte struttura di tronco e rami portanti netti nella definizione sul fondo grigio chiaro, a suggerire un senso di solidità e di sicurezza. Forse opera un atteggiamento antropomorfico nel caricare di sentimenti e comportamenti umani quel meraviglioso prodotto della Terra che è l’albero. Esso con le sue infinite variazioni può riflettere la ricchezza del nostro mondo interiore, dove sentimenti, ricordi, desideri ed esperienze ne costituiscono il sostrato.

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