FEDERICA FANIZZA

Presso la Sala Civica Galleria Craffofara a Riva del Garda è in corso dal 13 fino al 31 agosto 2022 l’esposizione personale di Alberto Fiorenzano, architetto e grafico veneto, con Guido Omezzolli, scultore plastico di Riva del Garda, ma da tempo stabilitosi a Pastoedo di Ville del Monte di Tenno, promossa dal Gruppo Amici dell’Arte di Riva del Garda. Un catalogo li accomuna tutti e due nella classica forma del “capovolgi il volume e con altro frontespizio”: diverse le copertine ma simili per quella comunità di percorso, ossia, la ricerca della t(T)erra perduta e per un titolo, per così dire, enigmatico, Deposito. Il titolo della mostra lo spiegano direttamente i due artisti espositori. Non c’è nulla di nuovo, sono le loro creazioni che nel loro percorso creativo hanno accumulato nei loro spazi di laboratorio, i Depositi, luoghi fisici e concettuali, che raccolgono ciò che vi è stato riposto, in questi periodi tra crisi economiche con i mercati d’arte in sofferenza, rallentamenti nelle attività espositive, scoordinamenti identitari degli artisti. Eppure come spiega Guido Omezzolli situazioni che non hanno scalfito le proprie ricerche, per lui, uomo teso verso una continua ricerca della spiritualità attraverso l’arte, anzi che hanno rinsaldato il legame con la terra, materia fisica da manipolare e da ricreare. Comunità di intenti con Alberto Fiorenzato dove le raffigurazioni della natura diventano cenni astratti in dissolvimento e dove le linee degli orizzonti si confondono fino a svanire, lui abituato invece a progettare il concreto come architetto, quasi un rigettare le linee essenziali acqua e colore, terra e fuoco sono gli elementi con cui giocano gli artisti. In Guido Omezzoli si trasformano in formelle di terracotta che riassumono il declino dei ghiacciai evidenziati con sottili linee di pasta invetriata blu che filtrano tra le crepe della terracotta, o sono i suoi Mehnir filiformi che riassumono le origini di fedi ancestrali dell’umanità nel culto della Madre Terra. Del resto Omezzolli trae proprio dalla terra la sua natura di artista, provenendo da una famiglia di giardinieri e florovivaisti, abituati a trasformare l’ambiente stesso ma vincolati alle regole che Natura stessa impone nel momento in cui si mostra essa disponibile ad essere trasformata. Un legame con la Terra, intesa come MADRETERRA in un momento storico dove invece il “progresso per forza” sembra averla dimenticata, Una mostra che si legge con estrema facilità in cui le stesse tavole di Fiorenzato per sue forme astratte e in dissolvenza fanno anche da sfondo ideale, quasi scenografiche. Non manca l’originalità nell’allestimento.

Leggi anche

LUCA FRANZIL

Critica-mente Alberto Fiorenzato parte dalla natura, la rappresenta con accenti poetici e monumentali utilizzando colori delicati accostati con somma eleganza; i boschi, le cime  montuose, le delicate foglie cadenti sembrano davvero adagiarsi sulla tavola, par quasi che al posto del pennello o della spatola l’artista usi una carezza o il…

Eddy Tovazzi THE GARDESANER La rivista che non esiste

  Il profilo che Alberto Fiorenzato ci regala, emerge da un’apparente formazione di magma invernale, uno scavo nella propria memoria, nel tentativo di associare ad un vivo ricordo il volto. Si genera quindi un’astrazione di grande vividezza, che ci riporta indietro, nel tempo primordiale dell’artista. Lo stesso che ci viene…

Dove ci si perde.

Ogni movimento è legato a tutti quelli che lo precedono. In una circolarità ininterrotta fatta di estasi e di contrappunto. Dentro un’infinita vastità di sensazioni da un luogo all’altro. Su di un ramo, dentro a una foglia, per terra … Renato Sclaunich per alberto fiorenzato Bolzano e altrove, marzo 2015