GIORGIO FALOSSI
Se la capacità tecnica è considerata solo piccola parte complementare dell’opera d’arte, Alberto Fiorenzato vi aggiunge un’idea, una impressione, un ammonimento, una visione di vita che costringe immediatamente alla riflessione.
Il vento scuote muove stracci e foglie, nubi ed acque, una trasfigurazione che diventa bellezza artistica, non idea borghese della bellezza, ma quella dei derelitti colti in fallo che poi si chiama timore e subito dopo si chiama paura, quella che sorge per celare il lato sporco dell’anima.
Non c’è colore, ma il grigio del bianco e nero che compone una poetica di ancestrale profondità, una atmosfera tormentata.
Pensieri e memorie, frammenti ed emozioni scossi dal tempo, dal vento in una esplosione di sentimenti agitati per una violenza fatta di sogni interrotti, di riflessioni sulla vita con i molti perché sbattuti fra le nuvole e sulle onde del mare.
Alberto Fiorenzato dipinge con cura, sente il compimento dell’opera, stupito di tanta tristezza per una visione di straordinaria intensità che non è solo capacità tecnica ma sgorga dalla conoscenza, dal rammarico per tutto ciò che è stato spazzato via, ed ecco la tonalità smorzata, l’atmosfera assorta, la delicatezza del segno, le tante ombre, lo stupore e la tensione per quei panni stesi, infilzati, ricorrenti, in tutti quei quadri dove non è traccia di visi, di lacrime, di architetture, di smorfie.
E’ sufficiente il piacere di saper usare il bianco e nero a sigillare la forza dell’opera d’arte.
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