LUIGI MONTOBBIO
TESTO CRITICO PER IL CATALOGO ” INCONTRI CON L’ARTE ”
(Francesco Danesin, Alberto Fiorenzato, Guido Sgaravatti, Tonino Cortese, Antonio Zago, Ettore Greco, Ennio Toniato)
La prima impressione che si prova di fronte ad un dipinto di Fiorenzato é di meraviglia.
Ci sorprendono un vivo gioco di colori, un intrecciarsi di linee, un insieme di forme squadrate alternantesi in un contesto di spazi stupendamente e sapientemente modulati. Ci colpiscono composizioni dal forte timbro simbolistico, dipinti astratti e surreali che intendono mostrarci un’altra faccia della realtá sognata ma che vuole manifestarsi . Il caos lascia cosí il posto all’ordine e ad un affiorante e sorprendente realtá.
Finiamo con lo scoprire una forma vegetale, un ramo , una foglia, il profilo di un uomo, l’ombra di un sorriso , il verde della campagna, un paesaggio serenante. Il tutto espresso con una linea sapiente e sicura che indaga e penetra nella materia per metterci in armonia con la realtá quotidiana, con le cose comuni con cui familiarmente siamo a contatto .
Da una dimensione che credevamo non appartenerci, eccoci ritornati nella dimensione di una realtá concreta, la realtá umana. Una scoperta gioiosa ed appagante come soltanto la magia dell’arte puó a volte donarci.
Nelle opere di Fiorenzato, nel suo sapersi sganciare dai valori tradizionali, nel sapere superare la realtá umana per rifugiarsi in una realtá sognata, si puó vedere anche un segno dell’inlaguidirsi e dello sfaldamento dei valori capitali dell’uomo.
Ma l’irresistibile prepotenza del colore sovrasta tutto l’apparato descrittivo per riconcilarci con un artista che, anche se fortemente attratto dalla problematica esistenziale dell’oggi, non rinuncia all’indistruttibile fascino di una pittura legata alla tradizione.
E questo perchè Fiorenzato é visceralmente legato al mondo naturalistico, vede nella natura la forza rigeneratrice e la fonte prima di ispirazione.
Questo intrecciarsi degli elementi naturalistici e surreali costituisce il perno essenziale della pittura di Fiorenzato che nelle composizioni geometriche e lineari non dimentica anche la lezione suggeritagli dalla professione di architetto .
Lo studio rigoroso che implica tale disciplina , l’architettura appunto, la conoscenza profonda del surrealismo e dei suoi protagonisti, “hanno condotto Fiorenzato” come giustamente dice Augusto Alessandri “ad una pittura che é ordinata e paziente, ma anche colma di un interiore travaglio e ricca di lirismo, dove il messaggio umano dell’artista s’apparenta con la piú sfrenata fantasia”.
Ma questo lirismo pittorico di Fiorenzato, la sua continua ansiosa ricerca dell’optimum lo hanno portato a toccare vari stadi ,dai dipinti ricchi di colori smaglianti degli anni 70 é passato ad una visione piú pacata coloristicamente parlando ,ma piú inquietante nelle recenti composizioni degli anni 90: dal simbolismo originario é giunto ad una pittura naturalistica dove alberi, foglie, rami sono espressioni della nostra epoca angosciante. Egli scava nella natura come fosse alla ricerca, di un romanticismo perduto.
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