MASSIMILIANO SABBION

“La nascita di un colore richiede luce e oscurità, chiaro e scuro, oppure con un’altra formula più generale, luce e non-luce. Vicinissimo alla luce nasce un colore che chiamiamo giallo, vicinissimo all’oscurità sorge invece quanto designamo con l’espressione azzurro» (Johann Wolfgang von Goethe)”
La raffigurazione descrittiva della Natura nell’unicità dei suoi eventi ha da sempre provocato nello spettatore, anche quando si tratta di descrivere aspetti tragici e sconvolgenti, un piacere misto tra paura, disorientamento e fascino. Vento, nebbia, pioggia, temporali, tempeste, incendi, valanghe, rigidi paesaggi innevati, terre arse dal sole esaltano nella loro visione il rapporto intrinseco tra l’Uomo e la Natura in una sorta di spettacolo interminabile che si ripete all’infinito. Rappresentare la Natura è un modo per conoscere se stessi attraverso stupori suggeriti che si rendono così percepibili da tutti e lo stato d’animo dell’uomo ne rimane conquistato, invischiato. Nel corso dei secoli la storia dell’arte ha riservato alla Natura lo spazio non solo come parte integrante di un’opera, ma via via come interpretazione individuale e simbolica dell’uomo investendola di significati, creandone un genere proprio, a volte negandola, altre esaltandola. Negli artisti la Natura nell’arte è, e sempre sarà, il punto di partenza della rappresentazione delle emozioni: amata, copiata, contestata, entusiasmata è il mistero che circonda la vita dell’uomo, pronta ciclicamente a morire e a rinascere e le immagini raffigurate si rivestono di pathos e suggestione. Nella storia dell’arte paesaggi e Natura si caricano di impressioni visive ed espressioni emotive che coinvolgono lo spettatore in un rapporto senza tempo con le forme, i segni e i colori che descrivono una pagina di storia universale dell’uomo. Nelle forme di un paesaggio senza tempo, Alberto Fiorenzato riveste l’essenza di Natura e uomo per mezzo di luci e ombre che emergono, con la materia, nelle sue tavole. Sono particolari ravvicinati o, al contrario, visioni macro in cui l’occhio confonde e mescola paesaggio, emozioni e rappresentazioni umane, quasi fosse l’occhio di un topografo che ha imparato a conoscere il terreno per mezzo di qualità luministiche e cromatiche. Alberto Fiorenzato è quindi un geologo dell’anima dipinta e lascia che sia la materia a creare le sue forme e dar così voce e sguardo ai suoi pensieri. Giochi di materia e luce su cui è solcata la fantasia ricordano l’impasto visivo e coloristico di autori come Rembrandt, Tiziano, Claude Lorrain, John Robert Cozens, Willem van de Velde e Turner. Artisti con i quali Alberto Fiorenzato condivide l’aspetto di una Natura colta nelle più differenti atmosfere catturando fenomeni violenti, delicati e vivaci in cui sono raffigurati tramonti, albe, tempeste, cieli infuocati, bufere di vento, pioggia e neve, eventi che nel loro sentire appaiono per coinvolgere lo spettatore in una poetica del sublime che guidano all’esaltazione di armonia e rapporto, appunto, tra l’Uomo e la Natura. L’energia visiva che ne scaturisce tra luce e colore completa l’indagine dell’artista che sedimenta le sue tavole come stratificazioni geologiche in cui, il tempo, compare come segno ectoplasmico di un passato ancora vivo anche se sbiadito nei ricordi. Tracce di presenze umane come segno di un’epoca passata, sogni annebbiati come foto impresse e sbiadite di cui si ricordano i volti, ma non forse i nomi dei protagonisti, disorientano e cullano l’occhio dello spettatore in una delicata rimembranza passata. L’uso del colore da parte di Alberto Fiorenzato non è mai uguale a se stesso, passa dalla materia aggettante e carica di colore all’evanescenza leggera, come un soffio, le pennellate si fanno a volte vorticose, a volte mosse e nervose, altre ancora dilatate e accennate, carezzevoli come piume o scavate e graffianti come imponenti montagne sulla quadro. L’universo del pittore padovano si insinua tra fantasia surreale e un mondo di sogni che fluttua e plana in un paesaggio reale che si materializza, poi, come ricordo tra la nebbia. Visioni oniriche e nostalgia, ecco, di questo si imbevono le opere dell’artista, immerse in un mondo di sensazioni vissute, di apparizioni e riferimenti della memoria che riescono a restituire sensazioni e realtà edulcorate in cui anche i colori si sfumano e scolorano regalando all’aria la sensazione di una perenne nostalgia in un’atmosfera sospesa dal tempo. La Natura rappresentata accentua la forza e la dolcezza con il quale si presenta agli occhi degli uomini: carica di forza distruttrice come di gradevolezza e pacatezza, dura e asciutta o calda e protettiva. La Natura e l’uomo per Alberto Fiorenzato diventano legami dai quali compare l’immersione completa in un mondo che si impregna di nostalgia, di memoria e di forza che si svolgono nella materia con la quale l’artista compone i suoi lavori. L’uomo è presente, ma non è a forza trainante dell’insieme, è presenza, è fantasma diafano e segnato dagli stessi colori di cui si perde e assorbe il paesaggio circostante diventandone un tutt’uno. Le tavole di Alberto Fiorenzato restituiscono emozioni, sono sogni, caligini del cuore e dell’anima perché di fronte alla rappresentazione di sé alla Natura si pensa, con la Natura si colloquia e il rumore si fa silenzio che brucia qui di forme e di colore nella quale lasciarsi abbandonare e riconoscersi, ripensando che, spesso, per ritrovarsi bisogna anche un po’ perdersi.

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